Tempo di lettura: 9 minuti
Il testo che leggerai è stato scritto dal dr. Francesco Oliviero nel luglio 2020.
Il contributo esprime l’opinione personale del dr. Francesco Oliviero.

L’articolo è stato pubblicato anche su Patto Vera Scienza Libera in data 31/05/2020; qui viene pubblicata una revisione curata dal dr. Oliviero in data 5 luglio 2020.

La pubblicazione è stata concessa su biofotoni.com per favorire l’approfondimento di un tema molto discusso nel corso del 2020.

Ti consigliamo di leggere anche il precedente contributo scritto dal dr. Oliviero sul tema dei virus: clicca sul pulsante qui sotto.

Introduzione

Secondo il sito epicentro.ISS.it, ogni anno i virus influenzali colpiscono tra 350 milioni e 1 miliardo di persone, con un numero di morti tra 250mila a 650mila.
Addirittura, durante l’epidemia virale 2017/18 ci sono stati 1.500.000 di morti nel mondo (2 su 10.000, 20 su 100.000), e in Italia 25.000 morti (4 su 10.000).
L’attuale numero di morti per COVID-19, ammesso che tutti siano veritieri, cioè collegati direttamente al virus (cosa alquanto improbabile, se non impossibile) alla data del 5 luglio è 34.854 in Italia (su 60 milioni di cittadini), 534.164 nel mondo (su 7.500.000.000 persone).
In Italia, quindi, il numero dei morti è lo 0,05% (5 su 10.000), nel mondo lo 0,007% (7 su 100.000). Rispetto a 2 anni fa c’è 1 solo morto in più su 10.000 in Italia, 13 in meno su 100.000 nel mondo.

Dov’è la pandemia? I morti di 2 anni fa erano morti di serie B? Perché non si sono bloccati l’Italia e il mondo 2 anni fa?
C’è da ricordare che ogni anno in Italia muoiono 650.000 persone (54.000 al mese, 1780 al giorno).

È possibile ravvisare in questi numeri dei reati punibili dal codice penale, quali il procurato allarme (art.658), l’abuso della credulità popolare (art.661), la turbata libertà dell’industria e del commercio (art.513), la falsità materiale in atti pubblici (art.479), la pubblica intimidazione (art.421), l’abuso di ufficio (art.323), gli attentati contro i diritti politici del cittadino (art.294), i delitti colposi di danno (art.449) e la pubblicazione e diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose, atte a turbare l’ordine (art. 656)?
La maggior parte dei virologi, degli epidemiologi, degli immunologi, appoggiati dai canali di comunicazione, afferma che se non ci fosse stato il lockdown integrale, in Italia si sarebbero contati milioni di morti. Questa ipotesi è suffragata dalla presunta teoria del contagio.

Lo scopo della nostra vita e la gioia di vivere

La presunta teoria del contagio

Secondo un biologo americano, Erin Bromage, professore associato all’Università del Massachusetts di Darthmouth, specializzato in immunologia, per trasmettere la malattia da coronavirus sarebbero sufficienti 1000 virus. I dati che esporrò in seguito sono stati calcolati da questo esperto (qui trovi il post del prof. Bromage diventato virale nei mesi scorsi e tradotto in lingua italiana su internazionale.it, n.d.r).

L’ambiente peggiore è rappresentato dai bagni, dove i virus sono dappertutto, dalle maniglie ai rubinetti, e lo stesso scarico del water vaporizza i droplets (goccioline) che potrebbero veicolare il virus, anche se non si sa se le persone rilasciano materiale infettivo nelle feci o solo frammenti di virus.
Un singolo colpo di tosse rilascia circa 3000 goccioline, che possono viaggiare a 80 km/ora. Un singolo starnuto rilascia 30.000 goccioline alla velocità di 300 km/ora. Se una persona ha contratto il Covid-19, le goccioline di un singolo colpo di tosse o di uno starnuto possono disperdere nell’ambiente fino a 200 milioni di particelle virali.
Un singolo respiro rilascia tra le 50 e le 5000 goccioline, rilasciando fino a 33 particelle infettive al minuto, in media 20.
Se una persona sternutisce o tossisce, quei 200 milioni di particelle virali si diffondono in ogni direzione; alcune restano nell’aria, altre si depositano sulle superfici, mentre la maggioranza precipita al suolo.
Quindi se vi trovate a conversare a distanza ravvicinata con un’altra persona che improvvisamente starnutisce o tossisce, è abbastanza facile capire come sia possibile inalare 1000 particelle virali e infettarsi.
Anche se lo starnuto o il colpo di tosse non sono diretti verso di voi, alcuni droplets infetti possono restare sospesi in aria per qualche minuto, riempiendo di particelle virali ogni angolo di una stanza di dimensioni ridotte.
Basta entrare in quella stanza pochi minuti dopo il colpo di tosse o lo starnuto e fare qualche respiro per inalare una quantità di particelle virali sufficiente ad ammalarsi.
Tuttavia, se ci limitiamo alla respirazione, con 20 particelle virali al minuto servono almeno 50 minuti per assumere le 1000 particelle necessarie per il contagio. Quando parliamo, la quantità di goccioline respiratorie rilasciate nell’atmosfera aumenta di quasi 10 volte, portando il conto delle particelle virali a circa 200/min.
Anche in questo caso, per raggiungere la dose minima infettante bisognerebbe parlare faccia a faccia per circa 5 minuti.

La formula “quantità x tempo” è la base del tracciamento dei contatti. Qualsiasi persona con cui un individuo infetto abbia parlato a distanza ravvicinata per più di 10 minuti è un potenziale caso di contagio.
Inoltre, sappiamo che almeno il 44% dei casi di contagio è provocato da persone che non presentano sintomi, i cosiddetti asintomatici. Un individuo positivo può disperdere il virus nell’ambiente per almeno 5 giorni prima della comparsa dei sintomi della malattia. Subito prima di manifestare i sintomi, l’individuo infetto rilascia la dose massima di virus nell’ambiente.

Secondo questa teoria, in Svezia, nazione nella quale è stato adottato un soft lockdown, ci sarebbero dovuti essere centinaia di migliaia di morti.
È vero che le Scuole superiori e le Università sono state chiuse, è stato eseguito l’autoisolamento degli over 70, il divieto di raduni oltre le 50 persone, sono state sollecitate le raccomandazioni di lavorare da casa dove possibile, di evitare viaggi non necessari e luoghi affollati, ma è anche vero che negozi, bar, asili, parchi giochi, musei, cinema, ristoranti sono rimasti aperti, e tutti gli abitanti girano senza mascherina.
Infatti, alla data attuale, 5 luglio 2020, su 10 milioni di persone, i morti sono 5420, lo 0,05% ( 5 su 10.000), lo stesso numero verificatosi in Italia, dove è stato imposto ai cittadini un lockdown molto rigoroso. La maggior parte dei deceduti in Svezia vivevano nelle case di riposo e di cura (nella quali presumibilmente sono ricoverate persone ipervaccinate). In esse, comunque, le visite sono state vietate; quindi il lockdown non avrebbe impedito questi morti.

Il tracciamento dei contagi e gli asintomatici

La formula “quantità x tempo” è la base del tracciamento dei contatti. Qualsiasi persona con cui un individuo infetto abbia parlato a distanza ravvicinata per più di 10 minuti è un potenziale caso di contagio.
Inoltre, sappiamo che almeno il 44% dei casi di contagio è provocato da persone che non presentano sintomi, i cosiddetti asintomatici. Un individuo positivo può disperdere il virus nell’ambiente per almeno 5 giorni prima della comparsa dei sintomi della malattia. Subito prima di manifestare i sintomi, l’individuo infetto rilascia la dose massima di virus nell’ambiente.

Secondo questa teoria, in Svezia, nazione nella quale è stato adottato un soft lockdown, ci sarebbero dovuti essere centinaia di migliaia di morti.
È vero che le Scuole superiori e le Università sono state chiuse, è stato eseguito l’autoisolamento degli over 70, il divieto di raduni oltre le 50 persone, sono state sollecitate le raccomandazioni di lavorare da casa dove possibile, di evitare viaggi non necessari e luoghi affollati, ma è anche vero che negozi, bar, asili, parchi giochi, musei, cinema, ristoranti sono rimasti aperti, e tutti gli abitanti girano senza mascherina.
Infatti, alla data attuale, 5 luglio 2020, su 10 milioni di persone, i morti sono 5420, lo 0,05% ( 5 su 10.000), lo stesso numero verificatosi in Italia, dove è stato imposto ai cittadini un lockdown molto rigoroso. La maggior parte dei deceduti in Svezia vivevano nelle case di riposo e di cura (nella quali presumibilmente sono ricoverate persone ipervaccinate). In esse, comunque, le visite sono state vietate; quindi il lockdown non avrebbe impedito questi morti.

Lo scopo della nostra vita e la gioia di vivere

È il virus la causa della malattia?

Da questi dati possiamo evincere che la crisi sanitaria, economica e politica del SARS COV-2 è dovuta ad un clamoroso errore di approccio alla malattia.
Tutti pensano che il coronavirus provochi la malattia e in alcuni casi la morte. Quindi esiste un nesso di causalità virus malattia morte. Da ciò appare opportuno evitare il contagio, attuare il distanziamento sociale, bloccare tutte le attività, con la paura sempre presente di ammalarsi e il panico di morte.
Se applicassimo le stesse logiche in tribunale, potremmo arrivare a condannare il proiettile che ha ucciso la vittima, o la pistola che ha sparato, piuttosto che l’assassino che ha ucciso. Vedremo tra poco che l’assassino è la mancanza di prevenzione primaria.

Che un rapporto di causa-effetto lineare tra virus e malattia sia insostenibile da un punto di vista scientifico si ricava dall’evidenza che dall’80 al 95% delle persone che hanno il virus non sviluppano sintomi, o presentano sintomi minimi. In caso contrario ci dovrebbe essere un’ecatombe o un vero genocidio in chi presenta il virus nel proprio corpo. Del rimanente 5%, solo il 3% muore.

Perché è importante la prevenzione primaria?

L’errata convinzione che il virus sia causa della malattia e della mortalità giustifica la totale assenza della prevenzione primaria e l’attenzione esclusiva a diagnosi, cure farmacologiche, terapie intensive o ipotetica vaccinazione di massa (prevenzione secondaria con gli screening di massa e terziaria, cioè delle complicanze, delle recidive e della morte).
La forma ottimale per evitare una certa patologia è la prevenzione primaria, che è sempre efficace, gratuita, senza controindicazioni, immediata, ed è volta a mantenere un sistema immunitario efficiente. Se non viene applicata (e questo nell’esempio prima citato dell’omicidio rappresenta l’assassino), si verificano delle disfunzioni del sistema immunitario, le cui cause sono 3:

  1. Biologica (alimentazione errata, stile di vita alterato, mancanza di esercizio fisico, mancanza di sole ed aria aperta).
  2. Psicologica (gestione delle emozioni negative, sottrazione delle libertà fondamentali, conflitti biologici; tutti questi fattori creano distress, con conseguenti stati infiammatori cronici).
  3. Ambientale (inquinamento chimico da farmaci e vaccini, ed elettromagnetico, da cellulari, wi-fi, modem fino al 5G).

Per quanto riguarda i nuovi vaccini che verranno immessi in commercio, essi saranno ancora più pericolosi di quelli attuali, che già sono notevolmente tossici per le loro componenti intrinseche, poiché saranno costituiti da acidi nucleici con nanoparticelle autoassemblanti; quindi non ci sarà l’antigene ma sarà presente l’acido nucleico che invierà le istruzioni per produrre antigeni, cioè indurrà le cellule a produrre frammenti virali, con conseguente risposta immunitaria.
Tale risposta sarò imprevedibile e presumibilmente antibiologica, e i danni all’intero sistema umano potrebbero essere irreparabili e funesti.

Lo scopo della nostra vita e la gioia di vivere
Il dottore del futuro non darà medicine, ma invece motiverà i suoi pazienti ad avere cura del proprio corpo, alla dieta, e alla causa e prevenzione della malattia.

Thomas Alva Edison
PER APPROFONDIRE

Il 9 agosto 2020, il dottor Francesco Oliviero è stato intervistato su #Byoblu24 e ha parlato della gestione dell’emergenza sanitaria, approfondendo proprio il tema della prevenzione primaria, basata su una sana alimentazione, attività fisica, uno stile di vita corretto e il miglioramento delle nostre difese immunitarie in modo naturale.
Come sempre, il dr. Oliviero ci offre degli spunti di riflessione interessanti, che ci permettono di interrogarci in maniera critica su quanto avviene.

Conclusioni

Tutti gli esseri viventi, come già illustrato nel mio precedente articolo intitolato “L’inizio della vita, il virus e il Tao”, si basano sull’importanza dei batteri, i cui geni, che costituiscono il microbioma, sono 8 milioni nel corpo umano, mentre i geni umani sono 22.000.
Quindi, il rapporto tra geni batterici e geni cellulari è di 360:1, per cui il 99,8% dei geni per la vita appartengono ai batteri.

Questi batteri comunicano attraverso i virus, molecole informazionali, presenti dappertutto, anche nella troposfera. Essi rappresentano proprio il “sistema postale” per le comunicazioni tra le cellule, tra i batteri e le cellule e tra i batteri.
I virus sono dappertutto; si calcola che siano 800 milioni/metro quadro sulla Terra, e che nei mari ci sia un numero di virus di 10 elevato alla 30. La loro funzione è quella di informare gli ecosistemi che li ricevono, una sorta di banca dati genetica che consente agli ecosistemi di adattarsi ai cambiamenti ambientali.

Da sempre non solo conviviamo con i virus e i batteri, ma non potremmo vivere senza di loro. Ecco perché l’ipotesi dell’eradicazione virale (così come di quella batterica), cioè di combattere un virus, fargli la guerra, distruggerlo, annientarlo è qualcosa di aberrante e antibiologico.
Spero che qualcuno possa attuare un dibattito scientifico serio e costruttivo su questi parametri, altrimenti credo che l’umanità potrà avviarsi verso una catastrofe senza ritorno.
Sarà possibile trasformare l’attuale inconsapevolezza della maggior parte delle persone in consapevolezza del vero significato della Vita?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Dott. Francesco Oliviero
Medico, psichiatra, pneumologo, esperto in medicina centrata sulla persona
francescooliviero8@gmail.com
www.francescooliviero.it

Per leggere i contributi precedenti del dr. Oliviero sul tema, clicca sul pulsante qui sotto.